un’altra vita

La terra è chiassosa
ci sono urla ovunque
intimidenti di vendetta.
La carne, sanguina tra i vivi
-ché di questi ho orrore
hanno voci assenti
senza peso alcuno
bocche troppo aperte
mancanti di coscienza. Pulsano
sulle fronti alte. Tartagliando.
Calano le palpebre davanti al vetro
e stridono le unghie scivolando
masse di zombie dal passo lento.
Quanti nodi tra i capelli
l’intreccio inumano di notti insonni
-quando il buio è nemico
e rotola, tra i piedi nudi, bestemmiando
di ansie e speranze -ché finisca la tua guerra.
Ci sei tra le lacrime e il destino, osserva
ché esiste, oltre le urla, l’indifferenza, un’altra vita.

La tua

-Immagine dal web

E m’innamorava

Era interminabile la notte
rotolava lenta tra i piedi nudi.
“Non seppero guardare.”
Leggera e pallida nel palmo delle mani
profumata d’anima.
“Non videro nulla.”
Ancora là distesa nel gelo più grande.
“Parlarono a gran voce.”
Eppure, era etereo quell’amore
lo avvertivano anche i muri
solitario e silenzioso
e triste
malinconico, inquieto. Miracoloso.
Era impalpabile, vero
dentro una conchiglia protetto
un soffio di vita furioso – come le cose belle
inaspettato, con le braccia grandi
a sollevare il peso di ogni lacrima
con i polpastrelli lividi, infaticabili
a dissolverne il dolore. E m’innamorava
ogni volta

-Immagine dal web

piove

Non basteranno le mie dita a intrecciare le tue parole
a districare ore troppo lunghe a raccattare il mondo
ne sono certa. E rubando i momenti alla vita
m’accosto all’angolo di una sedia zoppa
mi siedo, traballa, e quasi cado
ci devo stare attenta. Piove.
Attendo ancora con calma che sia il momento.
Accavallo le gambe, l’occhio cade, giù
fermandosi a pensare sul collo del piede
osservo, ho le caviglie sottili. Piove.
Fermami il mondo, passa tutti i giorni alla stessa ora
è ondeggiante sotto il culo, con le mani attorcigliate.
Ci appoggio il mento, digrigno i denti, sembra un sorriso
occhi nel vuoto, ti sembro attenta? Per ora basta.

E sono qui, seduta in bilico su una sedia traballante
di fronte a te con i tuoi gesti e il tuo labiale
a intrecciarmi tra le mani le parole.
E passa il tempo sul soffitto, anche una mosca
ancora qui, a dirti, sì, che hai ragione! Mi guardi strano.
E sto di sbieco a reclamare il tempo perso, ma dove sono ora
ho solo una certezza, piove. Poi ti sorrido.

Io -io me ne vado

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non sono pronta

Si può arrancare ancora un sogno
ci sono le aquile nel cielo
o forse no, saranno corvi
girano in tondo. Fossero vita.
Intanto sai, io sono morta
ne sento i morsi qui sulla schiena
sarò risorta in qualche tempo
tra i denti marci di questa fine.
Ma resta ancora, forse t’ascolta.
La veste nuova è tutta bianca.
Ho il fiato suo, fitto sul collo.

Spolvera le mie spalle se fosse l’ora.
Non sono pronta

Se

Se per una volta
una sola, in un tempo deciso
tu, chiedessi solo amore
sappi, che sarei pronta a sentirmi sola
abbastanza sola da renderti la mia libertà
dove una goccia che sa straripare
dove un’impronta che sa esistere
rintoccherà il tempo, e io
ripiegherò forti le mani in un pugno
perché non sfugga sbieca la vita
e tornerò, su quella strada
dove fu ridere insieme che ci rese unici
fu stringerci forte, il nostro giuramento
e avanzare a fatica sul mondo non sembrerà debolezza
perché, la mia gamba più corta arrancherà con eleganza
su ogni peccato o spudoratezza, su ogni pregiudizio feroce
e quel bacio che non ti diedi allora, tesoro mio
mentre imboccandoti il cuore morivo di felicità
lo conserverò, tra lingua e indugi indefiniti
attendendo, il momento in cui tu
avrai ancora fame

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il vento

Che una storia sai, io, te la racconto, una di quelle storie come il vento
e attento! Il vento ha mille volti, una vita intera
un’alchimia perfetta tra dare e avere
come se la lordura potesse odorare lo spazio naturale della vendetta
è un mazzo di carte truccato, taglia doppio.
Non appaga uccidere il mondo, prenderlo a pugni o segnargli il volto
sarà la tua guerra contro te stesso. Quando la lingua è impastata
e il caffè non sa coprirne l’amaro, c’è posto ancora per altro fiele
spacca lo stomaco, attraversa le ore. Aspetta. -Sei tu che decidi.
Fuoco, aria, vita, forza. Che s’è un purosangue, quello resta
anche se piove. Ricordi il vento?
Può essere tutto, può esser nulla o divenire quiete. Colpiscilo

immagine dal web

femminicidio

Ciò che sono, chissà se l’hai mai messo in conto
ché l’essere mio ha una voce
un rimbalzare acuto, e non si spegne
è la somma del non detto e brucia
e tu cerchi a ritroso le mie spine
ché le rose, tutte l’hanno
così m’han detto –alza la guardia!
(L’anziana voce che non mente, non le ho creduto)
E m’hai uccisa.
Il mondo ha d’ostile l’uomo
ché se stesso e solo è fondamentale
la presunzione ammazza ingrata ogni passato, ogni grembo
e ogni inconveniente di cui ha paura.


E tu di me hai preso tutto, anche la vita.
E io di te ricordo il nulla, ché solo chi non s’eleva, teme

-Immagine dal web

un bosco di coscienza

Forse ho cento anni, anno più, anno meno
sogni invecchiati, curiosità giovanili
ripieghi in salamoia.
Forse ho occhi grandi, tra il verde della terra
riflessi e latitudini sconnesse.
Forse non ho sorrisi, ma labbra un po’ deformi
che dicono pensieri già silenti. Forse, sono anche zoppa
e arranco la mia strada, sul volo scardinato dei gabbiani.

Ma ho cent’anni!
Un bosco di coscienza e cose che vorrei e non sapere.
Forse, son troppo pochi, o il tempo non mi basta
il ché darà risposta della morte
che non accetto

-Immagine dal web

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